Mangiare carne può aver aiutato gli ominidi a diventare “umani”

Frammento di scheletro di bambino scoperto ad Olduvai Gorge, Tanzania. E’ il primo esempio rinvenuto, il più antico che si conosca, di anemia causata da carenza nutrizionale.

Un frammento di cranio rinvenuto da un team di antropologi in Tanzania mostra che i nostri antenati si nutrivano di carne già 1,5 milioni di anni fa. Viene così gettata nuova luce sulla fisiologia umana, sullo sviluppo del cervello e il ruolo giocato dall’alimentazione nel percorso evolutivo del genere umano.

“Mangiare carne è sempre stato considerato uno dei fattori che ci ha resi umani, considerando che le proteine apportate con la carne hanno contribuito all’accrescimento del nostro cervello”, sostiene Charles Musiba, professore associato di antropologia presso l’Università Denver del Colorado, che ha partecipato alla scoperta. “Il nostro studio mostra che 1,5 milioni di anni fa gli ominidi non erano carnivori occasionali, non cacciavano per semplice opportunità, ma proprio con lo scopo di procurarsi carne da mangiare”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica PlosOne di Ottobre.

Il frammento di cranio, delle dimensioni di due soli pollici, è stato rinvenuto nella gola di Olduvai, il famoso sito nel nord della Tanzania che per decenni ha fornito numerosi indizi sull’evoluzione degli esseri umani moderni e che è spesso indicato come “culla del genere umano”.

Il reperto, piccolo ma ricco di informazioni, appartiene ad un individuo di circa due anni di età e mostra segni di iperostosi porotica associata ad anemia, condizione patologica probabilmente causata da una dieta venuta improvvisamente a mancare di carne.

L’iperostosi porotica consiste in una porosità macroscopica delle ossa, osservabile sul tetto delle orbite o sulla superficie esterna della volta cranica ed è un’alterazione legata a stati anemici di varia eziologia, dalle patologie virali o parassitarie alle carenze di ferro.

Nelle popolazioni preistoriche l’iperostosi porotica è un indicatore di passaggio da una economia basata sulla caccia e la raccolta ad un’economia agricola. Molto rara nel Paleolitico e nel Mesolitico, si sviluppò notevolmente nel Neolitico, in relazione a diete meno ricche in ferro.

“La presenza di anemia indotta da iperostosi porotica indica quindi che fino dal Pleistocene inferiore la carne era diventata talmente essenziale per la funzionalità organica degli ominidi che la sua scarsità, o addirittura la mancanza, portava a condizioni patologiche deleterie”, conferma lo studio.

Il fossile farebbe ritenere che la dieta del bambino era certamente carente di vitamine B9 e B12, coerentemente con l’ipotesi che la carne sia stata tolta dalla dieta durante il periodo dello svezzamento, oppure, trattandosi di un bambino piccolo – poco più di un neonato – che si nutriva esclusivamente di latte materno, la carenza di dieta carnea è più probabilmente da attribuirsi al nutrimento della madre, impoverito da una sopraggiunta carenza alimentare.

I resti scheletrici infantili della Tanzania. In evidenza, le tracce di anemia porotica indotta da carenza di vitamine B9 e B12, nonchè di ferro alimentare, presenti nella carne, alimento di cui la madre avrebbe quindi sofferto la mancanza (da Plos ONE, Ottobre 2012)

“Talvolta i nutrienti fondamentali venivano a mancare e probabilmente i piccoli morivano per malnutrizione”, ipotizza Musiba.

Lo studio offre quindi approfondimenti sull’evoluzione generale degli ominidi, tra cui Homo sapiens. Alcuni scienziati sostengono che siamo diventati umani quando siamo diventati creature carnivore-onnivore.

“Non farà piacere ai vegetariani, ma noi riteniamo che la carne ci abbia reso più “umani”,

commenta Manuel Dominguez-Rodrigo, archeologo dell’Università Complutense di Madrid.

Musiba sostiene che mangiare carne può aver fornito le proteine necessarie per far crescere il nostro cervello: questo sarebbe da considerarsi quindi una spinta evolutiva.

“Mangiare carne è associato con lo sviluppo del cervello”, afferma. “Il cervello è un organo di grandi dimensioni e richiede un sacco di energia. Stiamo cominciando a porre maggiore attenzione sul rapporto tra l’espansione del cervello e una dieta ricca di proteine”.

Gli esseri umani sono una delle poche specie sopravvissute con un cervello grande in rapporto alle dimensioni del corpo. Gli scimpanzé, i nostri parenti più stretti, mangiano poca carne  e hanno una capacità molto più piccola del cervello degli esseri umani.

“Questo ci separa dai nostri lontani cugini”, sostiene Musiba. “La domanda è allora: che cosa ha innescato il nostro consumo di carne? Era l’ambiente che cambiava? O era l’espansione dello stesso cervello a richiederlo? Al momento, non sappiamo rispondere a queste domande”.

Quando il  frammento di cranio fossile è stato scoperto, erano presenti anche quattro studenti del Denver CU Tanzania Field.

“E’ stata una grande esperienza per loro” ha detto Musiba, che è originario della Tanzania. “Ci auguriamo che l’evento stimoli altri studenti a venire in Africa e ad aiutarci a trovare le risposte a questa scoperta”.

Leonardo Debbia
5 novembre 2012

Frammento di scheletro di bambino scoperto ad Olduvai Gorge, Tanzania. E’ il primo esempio rinvenuto, il più antico che si conosca, di anemia causata da carenza nutrizionale.

Un frammento di cranio rinvenuto da un team di antropologi in Tanzania mostra che i nostri antenati si nutrivano di carne già 1,5 milioni di anni fa. Viene così gettata nuova luce sulla fisiologia umana, sullo sviluppo del cervello e il ruolo giocato dall’alimentazione nel percorso evolutivo del genere umano.

“Mangiare carne è sempre stato considerato uno dei fattori che ci ha resi umani, considerando che le proteine apportate con la carne hanno contribuito all’accrescimento del nostro cervello”, sostiene Charles Musiba, professore associato di antropologia presso l’Università Denver del Colorado, che ha partecipato alla scoperta. “Il nostro studio mostra che 1,5 milioni di anni fa gli ominidi non erano carnivori occasionali, non cacciavano per semplice opportunità, ma proprio con lo scopo di procurarsi carne da mangiare”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica PlosOne di Ottobre.

Il frammento di cranio, delle dimensioni di due soli pollici, è stato rinvenuto nella gola di Olduvai, il famoso sito nel nord della Tanzania che per decenni ha fornito numerosi indizi sull’evoluzione degli esseri umani moderni e che è spesso indicato come “culla del genere umano”.

Il reperto, piccolo ma ricco di informazioni, appartiene ad un individuo di circa due anni di età e mostra segni di iperostosi porotica associata ad anemia, condizione patologica probabilmente causata da una dieta venuta improvvisamente a mancare di carne.

L’iperostosi porotica consiste in una porosità macroscopica delle ossa, osservabile sul tetto delle orbite o sulla superficie esterna della volta cranica ed è un’alterazione legata a stati anemici di varia eziologia, dalle patologie virali o parassitarie alle carenze di ferro.

Nelle popolazioni preistoriche l’iperostosi porotica è un indicatore di passaggio da una economia basata sulla caccia e la raccolta ad un’economia agricola. Molto rara nel Paleolitico e nel Mesolitico, si sviluppò notevolmente nel Neolitico, in relazione a diete meno ricche in ferro.

“La presenza di anemia indotta da iperostosi porotica indica quindi che fino dal Pleistocene inferiore la carne era diventata talmente essenziale per la funzionalità organica degli ominidi che la sua scarsità, o addirittura la mancanza, portava a condizioni patologiche deleterie”, conferma lo studio.

Il fossile farebbe ritenere che la dieta del bambino era certamente carente di vitamine B9 e B12, coerentemente con l’ipotesi che la carne sia stata tolta dalla dieta durante il periodo dello svezzamento, oppure, trattandosi di un bambino piccolo – poco più di un neonato – che si nutriva esclusivamente di latte materno, la carenza di dieta carnea è più probabilmente da attribuirsi al nutrimento della madre, impoverito da una sopraggiunta carenza alimentare.

I resti scheletrici infantili della Tanzania. In evidenza, le tracce di anemia porotica indotta da carenza di vitamine B9 e B12, nonchè di ferro alimentare, presenti nella carne, alimento di cui la madre avrebbe quindi sofferto la mancanza (da Plos ONE, Ottobre 2012)

“Talvolta i nutrienti fondamentali venivano a mancare e probabilmente i piccoli morivano per malnutrizione”, ipotizza Musiba.

Lo studio offre quindi approfondimenti sull’evoluzione generale degli ominidi, tra cui Homo sapiens. Alcuni scienziati sostengono che siamo diventati umani quando siamo diventati creature carnivore-onnivore.

“Non farà piacere ai vegetariani, ma noi riteniamo che la carne ci abbia reso più “umani”,

commenta Manuel Dominguez-Rodrigo, archeologo dell’Università Complutense di Madrid.

Musiba sostiene che mangiare carne può aver fornito le proteine necessarie per far crescere il nostro cervello: questo sarebbe da considerarsi quindi una spinta evolutiva.

“Mangiare carne è associato con lo sviluppo del cervello”, afferma. “Il cervello è un organo di grandi dimensioni e richiede un sacco di energia. Stiamo cominciando a porre maggiore attenzione sul rapporto tra l’espansione del cervello e una dieta ricca di proteine”.

Gli esseri umani sono una delle poche specie sopravvissute con un cervello grande in rapporto alle dimensioni del corpo. Gli scimpanzé, i nostri parenti più stretti, mangiano poca carne  e hanno una capacità molto più piccola del cervello degli esseri umani.

“Questo ci separa dai nostri lontani cugini”, sostiene Musiba. “La domanda è allora: che cosa ha innescato il nostro consumo di carne? Era l’ambiente che cambiava? O era l’espansione dello stesso cervello a richiederlo? Al momento, non sappiamo rispondere a queste domande”.

Quando il  frammento di cranio fossile è stato scoperto, erano presenti anche quattro studenti del Denver CU Tanzania Field.

“E’ stata una grande esperienza per loro” ha detto Musiba, che è originario della Tanzania. “Ci auguriamo che l’evento stimoli altri studenti a venire in Africa e ad aiutarci a trovare le risposte a questa scoperta”.

Leonardo Debbia
5 novembre 2012

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