Madake Italian Network, che l’Era del Bamboo Italiano abbia inizio

Phyllostachys bambusoides
Phyllostachys bambusoides.

Il suo nome scientifico è Phyllostachys bambusoides, o più comunemente Madake come lo chiamano i giapponesi (da ma=comune, dake=bamboo, ovvero il bamboo più diffuso ed usato in Giappone), e dei circa 2000 tipi di bamboo esistenti oggi al mondo, è il re dei bamboo da legno. Di origine ancora dibattuta, per molti di origine cinese, per altri giapponese, resta di fatto che il Madake è il bamboo giapponese da sempre, il più comune ed utilizzato del Sol Levante, ma la sua particolarità è nella durezza: nessun altro bamboo, a parità di sezione ed età della canna, ne eguaglia la resistenza.

Il segreto è nella grandissima quantità di carbonio e silicio che riesce ad immagazzinare, dunque il legno perfetto per architetura e artigianato sostenibili, ovvero un legno altamente competitivo con quello degli alberi. E l’idea è proprio questa, promuovere cioè il Madake anche in Italia a sostegno di un mercato produttivo a base legno in cui si possa usare del bamboo piuttosto che degli alberi. Il vantaggio sostenibile? Presto detto: partendo da zero, un bambuseto di Madake impiega 8-10 anni per giungere a maturazione, cioè produrre canne dai 10 ai 15 cm di diametro e tra i 20 ed i 25 m di altezza, consentendo una raccolta del legno annuale, tagliando ogni volta le canne di 3-4 anni di età che sono le più dure, ma la cosa più sorprendente è che le canne, a differenza degli alberi, si rigenerano ogni anno, mentre un albero tagliato è morto per sempre, oltre al fatto che per avere un albero da taglio occorrono almeno 40 anni.

Sulla base di queste considerazioni, nel 2012 si è attivato il Madake Italian Network al fine di promuovere la coltivazione di questo bamboo per una produzione italiana di materia prima e l’incentivazione di una filiera del bamboo italiano di eccellenza creando un mercato “made in Italy” anche nel settore del bamboo. L’iniziativa è nata dal sottoscritto, designer e giornalista ambientalista, nonché collezionista di bamboo e promotore in modo particolare del Madake sin dal 2006 (attraverso sia la Madake Bamboo Collection che ricerche specifiche elogiate dalla European Bamboo Society e presto in un libro in fase di ultimazione), e in poche settimane vi hanno già aderito diversi privati, tra cui Thomas Victor Froese e Michele Carretta tra i massimi esperti di bamboo in Italia. Finalità del Network è promuovere e coordinare una rete di esperti, dai produttori delle piante ai venditori del prodotto finito, coprendo così l’intera filiera, per una filiera tutta italiana basata sul Phyllostachys bambusoides, con cui giungere in una decina di anni ad una vera e propria rivoluzione “verde” dell’Italia, partendo dalla promozione e il sostegno di una vasta piantumazione di Madake a livello nazionale, dando cioè la possibilità a chiunque di partecipare alla rivoluzione, dal piccolo coltivatore con appena 100 mq di giardino, al latifondista.

L’adesione al progetto non è vincolante ed è gratuita, e questo nell’interesse di tutti, in quanto così facendo non esisterà una competizione territoriale di piantagioni bensì lo scopo è proprio quello di averne il più possibile: maggiore sarà la produzione complessiva nazionale, maggiore sarà la possibilità per tutti di immettere il prodotto sul mercato anche avendone una piccola produzione, in sostanza più Madake ci sarà in giro più facilmente si venderà il proprio. Attivata la filiera, si registrerà un marchio Madake Italiano che verrà assegnato alla produzione di ogni aderente, così da distinguerne la qualità da quello estero. Il Madake Italian Network ha lo scopo di creare una nuova imprenditoria “verde” italiana, di alta qualità, competitiva a livello internazionale, basata su una delle risorse naturali più sostenibili al mondo, eppure ancora sottovalutate. Crederci quanto noi è quanto basta, e farsi sfuggire la possibilità di sentirsi fieri un giorno di dire “io ci ho creduto ed ho preso parte alla rivoluzione” sarebbe un peccato: una rivoluzione senza armi né perdenti, fatta di soli vincitori, la rivoluzione del Madake italiano, l’inizio di una nuova era dell’economia italiana, l’Era del Bamboo “made in Italy”. Per la lista aggiornata degli aderenti e della superficie nazionale raggiunta Se si considera inoltre, che il Madake ha delle potenzialità incredibili anche come risorsa naturale per la forestazione intensiva e la riqualificazione ambientale in pieno accordo con il Protocollo di Kyoto, ovvero contro il riscaldamento globale da emissioni di CO2, e questo perché è un grande fissatore di carbonio (che trasforma in biomassa e molto più di ogni altro bamboo, e molto più di molte specie d’albero), non si aspetti oltre, che si invada l’Italia di Madake, perché, per citare il mio motto “di CO2 si muore, ma il Madake ci vive”.

Thomas Allocca

Phyllostachys bambusoides
Phyllostachys bambusoides.

Il suo nome scientifico è Phyllostachys bambusoides, o più comunemente Madake come lo chiamano i giapponesi (da ma=comune, dake=bamboo, ovvero il bamboo più diffuso ed usato in Giappone), e dei circa 2000 tipi di bamboo esistenti oggi al mondo, è il re dei bamboo da legno. Di origine ancora dibattuta, per molti di origine cinese, per altri giapponese, resta di fatto che il Madake è il bamboo giapponese da sempre, il più comune ed utilizzato del Sol Levante, ma la sua particolarità è nella durezza: nessun altro bamboo, a parità di sezione ed età della canna, ne eguaglia la resistenza.

Il segreto è nella grandissima quantità di carbonio e silicio che riesce ad immagazzinare, dunque il legno perfetto per architetura e artigianato sostenibili, ovvero un legno altamente competitivo con quello degli alberi. E l’idea è proprio questa, promuovere cioè il Madake anche in Italia a sostegno di un mercato produttivo a base legno in cui si possa usare del bamboo piuttosto che degli alberi. Il vantaggio sostenibile? Presto detto: partendo da zero, un bambuseto di Madake impiega 8-10 anni per giungere a maturazione, cioè produrre canne dai 10 ai 15 cm di diametro e tra i 20 ed i 25 m di altezza, consentendo una raccolta del legno annuale, tagliando ogni volta le canne di 3-4 anni di età che sono le più dure, ma la cosa più sorprendente è che le canne, a differenza degli alberi, si rigenerano ogni anno, mentre un albero tagliato è morto per sempre, oltre al fatto che per avere un albero da taglio occorrono almeno 40 anni.

Sulla base di queste considerazioni, nel 2012 si è attivato il Madake Italian Network al fine di promuovere la coltivazione di questo bamboo per una produzione italiana di materia prima e l’incentivazione di una filiera del bamboo italiano di eccellenza creando un mercato “made in Italy” anche nel settore del bamboo. L’iniziativa è nata dal sottoscritto, designer e giornalista ambientalista, nonché collezionista di bamboo e promotore in modo particolare del Madake sin dal 2006 (attraverso sia la Madake Bamboo Collection che ricerche specifiche elogiate dalla European Bamboo Society e presto in un libro in fase di ultimazione), e in poche settimane vi hanno già aderito diversi privati, tra cui Thomas Victor Froese e Michele Carretta tra i massimi esperti di bamboo in Italia. Finalità del Network è promuovere e coordinare una rete di esperti, dai produttori delle piante ai venditori del prodotto finito, coprendo così l’intera filiera, per una filiera tutta italiana basata sul Phyllostachys bambusoides, con cui giungere in una decina di anni ad una vera e propria rivoluzione “verde” dell’Italia, partendo dalla promozione e il sostegno di una vasta piantumazione di Madake a livello nazionale, dando cioè la possibilità a chiunque di partecipare alla rivoluzione, dal piccolo coltivatore con appena 100 mq di giardino, al latifondista.

L’adesione al progetto non è vincolante ed è gratuita, e questo nell’interesse di tutti, in quanto così facendo non esisterà una competizione territoriale di piantagioni bensì lo scopo è proprio quello di averne il più possibile: maggiore sarà la produzione complessiva nazionale, maggiore sarà la possibilità per tutti di immettere il prodotto sul mercato anche avendone una piccola produzione, in sostanza più Madake ci sarà in giro più facilmente si venderà il proprio. Attivata la filiera, si registrerà un marchio Madake Italiano che verrà assegnato alla produzione di ogni aderente, così da distinguerne la qualità da quello estero. Il Madake Italian Network ha lo scopo di creare una nuova imprenditoria “verde” italiana, di alta qualità, competitiva a livello internazionale, basata su una delle risorse naturali più sostenibili al mondo, eppure ancora sottovalutate. Crederci quanto noi è quanto basta, e farsi sfuggire la possibilità di sentirsi fieri un giorno di dire “io ci ho creduto ed ho preso parte alla rivoluzione” sarebbe un peccato: una rivoluzione senza armi né perdenti, fatta di soli vincitori, la rivoluzione del Madake italiano, l’inizio di una nuova era dell’economia italiana, l’Era del Bamboo “made in Italy”. Per la lista aggiornata degli aderenti e della superficie nazionale raggiunta Se si considera inoltre, che il Madake ha delle potenzialità incredibili anche come risorsa naturale per la forestazione intensiva e la riqualificazione ambientale in pieno accordo con il Protocollo di Kyoto, ovvero contro il riscaldamento globale da emissioni di CO2, e questo perché è un grande fissatore di carbonio (che trasforma in biomassa e molto più di ogni altro bamboo, e molto più di molte specie d’albero), non si aspetti oltre, che si invada l’Italia di Madake, perché, per citare il mio motto “di CO2 si muore, ma il Madake ci vive”.

Thomas Allocca

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