L’attacco dello Squalo Bianco

Lo squalo bianco (Carcharodon carcharias) è sicuramente il più conosciuto e temuto predatore degli oceani. La specie è da collocarsi all’apice della catena alimentare e proprio per questo motivo esercita una forte influenza sugli organismi dei livelli più bassi della catena stessa. Fondamentale è il suo ruolo nel controllare sia la diversità che l’abbondanza delle altre specie all’interno della comunità attuando una selezione naturale molto efficace attraverso l’eliminazione di prede malate, ferite, lente, deboli o comunque meno adattate alle pressioni ambientali.

La dieta di questa affascinante specie risulta molto varia e muta in funzione delle prede disponibili, dell’area in cui l’esemplare si trova, e dell’età. Durante la fase giovanile predilige osteitti, piccoli squali e pesci cartilaginei quali razze. Nella fase adulta la tendenza è quella di aumentare le dimensioni delle prede preferite. Gli individui, raggiunto un determinato grado di sviluppo, si nutrono comunque di osteitti e pesci cartilaginei, prediligendo però pinnipedi (otarie, foche, leoni di mare), ma anche calamari, uccelli marini, tartarughe, granchi, gasteropodi, grasso di balena prelevato dalle carcasse.

Quando lo squalo bianco attacca una preda, modifica la forma stessa della testa aprendo in modo smisurato la bocca e buttando in fuori la dentatura. La mascella sporge in avanti in modo che i denti superiori e inferiori si allineano per aumentare la forza del morso. I denti persi durante l’attacco verranno presto sostituiti dalla crescita dei nuovi.

In natura, quando uno squalo si trova davanti a un qualsiasi oggetto, deve scegliere se attaccare o meno quella che può essere una potenziale preda. Il momento di identificazione della preda è stato studiato grazie l’utilizzo di prede sperimentali. I risultati hanno evidenziato che, se l’individuo viene messo davanti alla possibilità di poter scegliere tra due sagome, di cui una di forma non associabile a forme tipiche dell’ambiente di vita, e una somigliante un pinnipede, la scelta ricadeva sulla forma riconducibile a elementi comuni del proprio habitat. Proprio in questo modo sono spiegabili i numerosi attacchi a danno dei surfisti la cui sagoma, vista dal basso verso l’alto, ricorda molto un pinnipede. Tuttavia è stato riscontrato come lo squalo bianco tenda a attaccare i più svariati oggetti inanimati. Questo comportamento è dovuto sicuramente all’istinto predatorio e alla sua naturale curiosità che lo portano a “assaggiare” qualsiasi oggetto così da determinarne le potenzialità alimentari.

In base alle prede cacciate, lo squalo bianco ha evoluto e affinato diverse tattiche predatorie. Queste vengono alternativamente utilizzate in base ai diversi fattori ambientali, alle condizioni naturali o meteo marine, al luogo di caccia e al momento dell’attacco. Le tecniche che l’individuo utilizza sono in continua evoluzione, contestualmente all’adeguarsi alle diverse strategie difensive delle prede e al mutare del contesto ambientale.

Nella maggior parte dei casi l’attacco utilizzato comincia con un avvicinamento subacqueo. Appena la preda si trova a una distanza di circa un metro viene sferrato l’attacco muovendo la testa verso l’alto e facendola emergere dalla superficie. Un altro tipo di attacco avviene tramite veloci balzi con il corpo che emerge solo parzialmente, mentre in casi più rari lo squalo può attaccare la preda rivolgendo il lato ventrale verso l’alto.

Molto comuni sono anche gli attacchi verticali. Il vantaggio di questo comportamento consiste nella perfetta visuale della preda che rimane in controluce e soprattutto senza possibilità di fuga. A causa della massa e della velocità raggiunta dallo squalo bianco durante questo tipo di attacco, la preda viene spesso sbalzata fuori dall’acqua. In molte occasioni è lo squalo stesso a compiere veri e propri salti fuori dalla massa d’acqua.

La tecnica di attacco più osservata in natura consiste, invece, nell’azzannare la preda per poi attenderne la morte per lo shock o il dissanguamento. Quando l’animale è morente o già morto, lo squalo torna per nutrirsene. Recentemente questo comportamento è stato associato al fatto che Carcharodon carcharias può decidere se la preda è idonea all’alimentazione solo dopo averla assaggiata. Per questo motivo la maggior parte degli attacchi a carico dell’uomo si conclude con un unico morso: lo squalo capisce che l’individuo che ha attaccato non rientra tra le sue prede preferite.

La propensione ai diversi tipi di attacco è, in ogni caso, strettamente legata ai cambiamenti fisici dovuti alla crescita dell’individuo. Con l’accrescimento l’individuo cambia abitudini alimentari, prediligendo prede più massicce e proteiche. Conseguentemente al cambiamento del tipo di preda, vengono adottate particolari strategie adattative così che lo stesso individuo è in grado di scegliere quale è la strategia migliore relativamente a ogni singolo attacco.

Andrea Dramisino

 

Lo squalo bianco (Carcharodon carcharias) è sicuramente il più conosciuto e temuto predatore degli oceani. La specie è da collocarsi all’apice della catena alimentare e proprio per questo motivo esercita una forte influenza sugli organismi dei livelli più bassi della catena stessa. Fondamentale è il suo ruolo nel controllare sia la diversità che l’abbondanza delle altre specie all’interno della comunità attuando una selezione naturale molto efficace attraverso l’eliminazione di prede malate, ferite, lente, deboli o comunque meno adattate alle pressioni ambientali.

La dieta di questa affascinante specie risulta molto varia e muta in funzione delle prede disponibili, dell’area in cui l’esemplare si trova, e dell’età. Durante la fase giovanile predilige osteitti, piccoli squali e pesci cartilaginei quali razze. Nella fase adulta la tendenza è quella di aumentare le dimensioni delle prede preferite. Gli individui, raggiunto un determinato grado di sviluppo, si nutrono comunque di osteitti e pesci cartilaginei, prediligendo però pinnipedi (otarie, foche, leoni di mare), ma anche calamari, uccelli marini, tartarughe, granchi, gasteropodi, grasso di balena prelevato dalle carcasse.

Quando lo squalo bianco attacca una preda, modifica la forma stessa della testa aprendo in modo smisurato la bocca e buttando in fuori la dentatura. La mascella sporge in avanti in modo che i denti superiori e inferiori si allineano per aumentare la forza del morso. I denti persi durante l’attacco verranno presto sostituiti dalla crescita dei nuovi.

In natura, quando uno squalo si trova davanti a un qualsiasi oggetto, deve scegliere se attaccare o meno quella che può essere una potenziale preda. Il momento di identificazione della preda è stato studiato grazie l’utilizzo di prede sperimentali. I risultati hanno evidenziato che, se l’individuo viene messo davanti alla possibilità di poter scegliere tra due sagome, di cui una di forma non associabile a forme tipiche dell’ambiente di vita, e una somigliante un pinnipede, la scelta ricadeva sulla forma riconducibile a elementi comuni del proprio habitat. Proprio in questo modo sono spiegabili i numerosi attacchi a danno dei surfisti la cui sagoma, vista dal basso verso l’alto, ricorda molto un pinnipede. Tuttavia è stato riscontrato come lo squalo bianco tenda a attaccare i più svariati oggetti inanimati. Questo comportamento è dovuto sicuramente all’istinto predatorio e alla sua naturale curiosità che lo portano a “assaggiare” qualsiasi oggetto così da determinarne le potenzialità alimentari.

In base alle prede cacciate, lo squalo bianco ha evoluto e affinato diverse tattiche predatorie. Queste vengono alternativamente utilizzate in base ai diversi fattori ambientali, alle condizioni naturali o meteo marine, al luogo di caccia e al momento dell’attacco. Le tecniche che l’individuo utilizza sono in continua evoluzione, contestualmente all’adeguarsi alle diverse strategie difensive delle prede e al mutare del contesto ambientale.

Nella maggior parte dei casi l’attacco utilizzato comincia con un avvicinamento subacqueo. Appena la preda si trova a una distanza di circa un metro viene sferrato l’attacco muovendo la testa verso l’alto e facendola emergere dalla superficie. Un altro tipo di attacco avviene tramite veloci balzi con il corpo che emerge solo parzialmente, mentre in casi più rari lo squalo può attaccare la preda rivolgendo il lato ventrale verso l’alto.

Molto comuni sono anche gli attacchi verticali. Il vantaggio di questo comportamento consiste nella perfetta visuale della preda che rimane in controluce e soprattutto senza possibilità di fuga. A causa della massa e della velocità raggiunta dallo squalo bianco durante questo tipo di attacco, la preda viene spesso sbalzata fuori dall’acqua. In molte occasioni è lo squalo stesso a compiere veri e propri salti fuori dalla massa d’acqua.

La tecnica di attacco più osservata in natura consiste, invece, nell’azzannare la preda per poi attenderne la morte per lo shock o il dissanguamento. Quando l’animale è morente o già morto, lo squalo torna per nutrirsene. Recentemente questo comportamento è stato associato al fatto che Carcharodon carcharias può decidere se la preda è idonea all’alimentazione solo dopo averla assaggiata. Per questo motivo la maggior parte degli attacchi a carico dell’uomo si conclude con un unico morso: lo squalo capisce che l’individuo che ha attaccato non rientra tra le sue prede preferite.

La propensione ai diversi tipi di attacco è, in ogni caso, strettamente legata ai cambiamenti fisici dovuti alla crescita dell’individuo. Con l’accrescimento l’individuo cambia abitudini alimentari, prediligendo prede più massicce e proteiche. Conseguentemente al cambiamento del tipo di preda, vengono adottate particolari strategie adattative così che lo stesso individuo è in grado di scegliere quale è la strategia migliore relativamente a ogni singolo attacco.

Andrea Dramisino

 

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